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senza diritti saremmo solo schiavi

18 giugno 2010

Non è pensabile accettare un accordo del genere, non fin quando sarà anticostituzionale.
Quella che c’è stata tra i sindacati e la Fiat non è stata una trattativa: si è trattato, piuttosto, di un’imposizione dell’azienda nei confronti dei lavoratori. Perché ciò? Perché le parole “trattativa” e “accordo” prevedono l’esistenza di compromessi da ambo le parti: sappiamo tutti molto bene che questi, nel caso del Giambattista Vico, non ci sono mai stati; le decisioni prese dall’azienda, piuttosto, sono state accettate in toto dalle sigle sindacali.

Nessuno può dire che la questione debba essere risolta garantendo ai lavoratori “vita facile” ma, senza dubbio, ci è concesso dire che ad un contratto di lavoro debba essere garantito la salvaguardia dei diritti costituzionali: ciò, nell’accordo proposto da Fiat, non c’è.

Il diritto allo sciopero è un diritto sacrosanto ed individuale del lavoratore. Dire “lo sciopero non sarà garantito quando l’azienda lo riterrà necessario” significa dare all’azienda la facoltà di decidere arbitrariamente quando un operaio può scioperare e quando no, significa impedire ad un uomo di poter contestare alcune decisioni che lo riguardano perché ricattato dalla possibilità di essere licenziato.

E’ vero che a Pomigliano c’è un momento di crisi economica, è vero che quella del Mezzogiorno è una realtà complessa e problematica, è vero che la priorità è garantire i posti di lavoro perché tutti abbiano la possibilità di garantire alle proprie famiglie un’esistenza decorosa. E’ vero anche, però, che insieme con il diritto al lavoro c’è anche il diritto alla dignità sul lavoro. Non è concepibile regredire così in materia di diritti in nome del bisogno che si ha di lavorare: l’uomo, per sopravvivere, avrà sempre bisogno di lavorare ma ciò non significa che dovrà sottostare ai ricatti e alle minacce – cosa che, come siamo tutti in grado di capire – sta invece succedendo alla Fiat di Pomigliano.

Ciò che più mi rammarica, da pomiglianese quale sono, è che il percorso di regressione sociale che passa attraverso gli attacchi alla Costituzione debba fare tappa proprio a Pomigliano d’Arco: accettare un “accordo” del genere significherebbe andare a legittimare comportamenti che risalgono ad un cinquantennio fa quando gli imprenditori erano i padroni e quando gli operai erano gli schiavi.

Tutti dobbiamo essere disposti a fare sacrifici: finanche il sempre ottimistico Governo sta ammettendo che un periodo di crisi esiste, che sarà duro, che non finirà presto. E’ necessario però dire fermamente di NO ad un “accordo” fatto con queste modalità e con questi contenuti perché non è concepibile approfittare della crisi per chiudere la bocca a chi non segue il pensiero unico.

Sappiamo tutti che il caso di Pomigliano con ogni probabilità sarà solo il primo di tanti altri casi come questo. Siamo onesti: la buonafede non è contemplata né negli accordi industriali né in quelli politici.

Bisogna attenersi al nero su bianco: l’accordo, per così dire, di Pomigliano va a creare un precedente troppo pericoloso per tutte le altre realtà. Se maniere del genere vengono utilizzate da un’azienda così grande ed importante come è la Fiat, per quale ragione tanti altri centri produttivi minori dovrebbero astenersi da tali comportamenti che vanno a tutto favore del capitale?

Non è da paese civile e democratico vanificare decenni di lotte per l’acquisizione di diritti fondamentali ed inalienabili. E’ da paese civile e democratico assumersi ciascuno le proprie responsabilità. E’ da paese civile e democratico rendere onore alla nostra Costituzione.

fascismo ieri, camorra oggi. Non solo il ricordo

24 aprile 2010

Per la festa della Liberazione abbiamo scelto di non fermarci alla semplice e purtroppo sempre più retorica celebrazione ma, anzi, abbiamo deciso di lanciare un messaggio forte: in un periodo, come il nostro, nel quale il concetto -o quel che ne rimane- di libertà viene sbandierato ovunque, c’è qualcosa di cui dobbiamo ancora liberarci?
L’Italia ha lottato con forza per liberarsi dal fascismo ed è stata unita in quella battaglia. Se fosse cosi forte ed unita anche contro la camorra riuscirebbe a liberarsene.. perchè non riprovarci?

E ora tocca a noi batterci

22 aprile 2010

E ora tocca
a voi battervi
gioventù del mondo;
siate intransigenti
sul dovere di amare.
Ridete di coloro
che vi parleranno di prudenza,
di convenienza, che
vi consiglieranno
di mantenere
il giusto equilibrio.

La più grande
disgrazia che vi
possa capitare
e’ di non essere
utili a nessuno,
e che la vostra
vita non serva
a niente.

- Raoul Follereau


Apriamo le porte ai giovani! – il video

6 marzo 2010

Ecco il video dell’apertura della campagna elettorale.

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